“A Very Romantic Night” di Grazia Paolino Geiger

“A Very Romantic Night” di Grazia Paolino Geiger

                                                                    A Very  Romantic Night 

di Grazia Paolino Geiger

- Amore… buona sera sono io!-

- Ti sento male, parla più forte che ho la TV accesa, l’aspiratore…-

- Sì giusto per dirti che ho fatto tardi e non sono potuto passare da casa mia…-

- Non fa niente, vieni dai, se vuoi ti fai la doccia qui no?-

- Sì infatti…accidenti questo pirla che attraversa… dicevo, una riunione dopo l’altra poi all’aeroporto e il traffico…a prendere quel tipo, insomma ti racconto dopo.-

Concludeva di solito il suo ciclo di fatiche quotidiane con la doccia. Era il modo tipico di Tommy per far uscire dalla testa parte delle sue costanti ansie. Una sorta di terapia semplice e benefica a cui non poteva rinunciare qualsiasi cosa accadesse.

La giornata poi era stata particolarmente calda e afosa, e si facevano sentire evidenti e prepotenti gli  effetti, davvero pesanti e scomodi per i poveri milanesi (se ne lamentavano in ogni dove), stanchi dopo un anno intero trascorso a correre dietro alla metro, agli impegni, e alla ricerca di parchi per  mantenersi in forma. Questa forse era la causa, si diceva tra sé e sé, oltre a strane congiunzioni planetarie, delle continue cronache riportate nelle pagine infestate da eventi drammatici: figli abbandonati, omicidi, gesti inconsulti, intere famiglie al massacro. Che paura, caldo e squilibrio: una combinazione minacciosa che lo faceva mantenere in una costante attenzione, anzi allarme. Gli appuntamenti si infilavano nella sua giornata come viscidi insetti appiccicosi. Questa appunto era la sensazione di Tommy, insofferente com’era ad un certo tipo di bestiacce (le mosche lo disturbavano da morire), di più dopo aver ricevuto la terribile notizia che le tanto attese ferie si sarebbero ridotte di una settimana, a causa della improvvisa visita dei giapponesi in azienda. Il grande capo pretendeva a tutti costi la sua presenza, anzi nemmeno valutava una diversa possibilità, riferendosi in modo plateale, davanti ai numerosi collaboratori, al senso di “alta responsabilità” mostrato fin dall’inizio della veloce brillante carriera, oltre alla competenza e altre storie di questo tipo che avrebbero dovuto garantirgli almeno un aumento consistente, anche se ciò non si era verificato nemmeno nell’ultimo anno, e non aveva potuto opporsi alla generosa, secondo lui, proposta di presenziare, quando la delegazione sarebbe arrivata in visita. Parcheggia al solito garage, fa le scale a due a due per sfidare la stanchezza, sogna la doccia e un drink freschissimo. Anzi ghiacciato.

Suona pur avendo le chiavi, per quel senso di educazione che lo contraddistingue e che fa dire di lui: ma quanto è bravo, educato, un signore, ecc. (forse non è proprio così a pensarci bene, ma  è semmai il senso di non appartenenza alla casa, la voglia di rimanere libero, la paura dell’obbligo, che gli impedisce di aprire con le chiavi concessegli peraltro fin dall’inizio della storia). Si spazientisce già dopo qualche secondo di attesa, emettendo aria calda dalle labbra socchiuse e dalle narici, espirando un vapore denso, che si disperde nella grigia penombra del pianerottolo. Tiene sospesa per il bavero la giacca col dito indice della mano sinistra, con la mano destra ben salda la borsa in cui è custodito il prezioso quanto indispensabile IPad. Il telefonino nella tasca dei pantaloni. La lucida porta di noce bionda primi Novecento, si apre di colpo interrompendo la sua furia incipiente, mentre appoggiato al vecchio ascensore di ghisa dietro di lui, fa ora quasi fatica a staccarsene (sembra un toro pronto a incornare). Il bacio è sfuggente, il sorriso di Lara gli appare radioso e bianchissimo nell’oscurità e lo rincuora, ma l’imbarazzo per la sua barba lunga e l’alito forse non perfetto dopo la lunga giornata estiva, lo mal dispone, facendolo sentire penosamente a disagio. Lei lo abbraccia schiva, amante com’è della pulizia, consapevole degli umori a quest’ora di certo stantii, delle fatiche sopportate e dell’abito blu di lino stropicciato e impregnato di smog.

Gli dice contenta:

 - Sai… – così esordiva quando voleva attirare la sua attenzione, aspettando qualche secondo e poi di getto a mitraglietta:

- Oggi  mi sono presa una giornata per me e ho fatto mille cose, compreso preparare la cenetta per noi due…..

Amorevole, pensa Tommy, forse troppo. Si era abituato, conformato, adattato, ai suoi modi gentili e che avevano la sottile intenzione, remota perché forse inconsapevole, di chiedergli e ottenere “qualcosa” (convivenza, matrimonio, figlio; si aspettava la inesorabile richiesta entro le prossime ore).

Il recinto idealmente costruito intorno a sé con indebita perizia durante vari anni, facendogli conquistare molti vantaggi, rosicchiati a fatica nei suoi quaranta anni di vita, poteva questa volta presentare un varco pernicioso. Sua madre continuava a dirgli che era ora (non importava con chi), che sarebbe stato tanto bello portare al parco un nipotino come facevano le sue amiche, che sarebbe morta, “poveretta me”, l’aveva sentita parlare così una volta con sua zia, senza abbracciare il figlio di suo figlio. Tommy sapeva che nonostante le pressioni psicologiche e i vari ricatti, poteva garantirsi ancora spazi di autonomia rispetto ai desideri dei suoi e della società, e se mai si fosse sentito pronto avrebbe fatto il passo, al momento desiderato solo da altri, più che da se stesso. Si era soffermato a pensare come sarebbe stata Lara incinta: fianchi larghi, viso gonfio, brufoli inaspettati in attesa di esplosione, perché aveva visto sfilare tante donne davanti a sé, trasformate, solo pochi mesi prima esseri molto aggraziati, poi di colpo il grasso accumulato durante i nove mesi, mai più perso, le aveva ridotte a ciccione insoddisfatte, aggravate dal fardello moccoloso, frignante e insonne. Avrebbe di certo avuto un passo pesante, scarpe basse, niente tacchi figuriamoci, le gambe edematose e gonfie, discostate durante la deambulazione, come una parte del corpo autonoma, una verso destra, e l’altra verso sinistra, alla ricerca di un precario quanto sperato equilibrio.

   – Ehi, ci sei? – gli dice - a che stai pensando-.

Lara aveva la capacità di sorprenderlo quando si rifugiava nelle sue fantasie “irraccontabili (termine inventato da lui).

- Niente, davvero -.

Ma lei lo scrutava attenta.

- Dai togliti tutto e fatti la doccia così ti sentirai meglio. Che fai mi guardi? Non così eh…dopo dai, ora vai a lavarti, metto su il brodo per il risotto, magari fa un po’ caldo però so che ti piace tanto…-

Tommy, mentre si reca verso la stanza da letto in cui il bagno è en suite, borbotta: davvero mi piace, ma preferivo un cocktail di gamberi oppure un piatto di salmone affumicato con la rughetta, che so, magari una caprese, la bresaola col parmigiano, un gazpacho, con ‘sto caldo di inferno. Comunque aveva fatto il patto con se stesso quando aveva conosciuto Lara: di essere paziente, accomodante, non brontolone, perché questa era l’accusa delle sue ex: sei un rompicoglioni, (anche se erano delle donne raffinate lo appellavano in questo modo rozzo) usavano tutte quante lo stesso epiteto come se si fossero passate la voce, non ti va bene mai niente, sei pesante, misogino, sei tirchio, egoista. La sequela di lamentele era lunga, ricca di aggettivi raffinati, difficili da ricordare, le accuse avevano lo scopo di provocare, ed erano tante, quante erano state le sue donne. Il risultato? Indirizzarlo verso un’unica strategica azione, e con successo: farsi lasciare.

Rincorre una miriade di ricordi che si affollano nella mente, mentre si sbarba con cura e sbatte rumorosamente ad ogni rasatura, come un tic, la lametta sul fondo del lavandino per eliminare i peli appena tagliati. Poi la doccia, si lava col guanto di crine, si strofina il collo e ogni parte del corpo, cospargendosi generosamente di bagno schiuma dal profumo troppo dolce e mieloso, femminile e poco adatto ad un uomo come lui, atletico e virile. Almeno così si percepiva. Erano passati da un pezzo quei primi momenti in cui il desiderio li prendeva sulla porta di casa senza nemmeno aspettare cena, doccia o altri stupidi e inutili convenevoli. La passione, loro malgrado, si era andata affievolendo. Si sporge gocciolante dal box di cristallo per recuperare il suo accappatoio soffice e candido, ricordando i tempi delle candele bianche sparse ovunque. A volte aveva temuto un incendio, ma non aveva mai manifestato questo timore per non offenderla. Sua abitudine dopo ogni performance amorosa, era fare il giro della casa più volte per controllare che tutte fossero spente.

Compare fiero e tronfio affacciandosi al salotto, profumato, i capelli scuri umidi ancora più neri, avvolto dal morbido manto di cotone candido, scalzo, i piedi curati. Si sente bello, potente e desiderabile.

- Eccomi!- Dice stringendosi con forza la cintura.- Sai che mi sento meglio?-

- Lo sapevo. Bevi questo vedrai che ti rimetterà in sesto.-  Sembrava una crocerossina, un medico, un’ infermiera, un’ assistente sociale; sempre così attenta alla sua salute fisica e mentale.

Era precisa anche con le parole, al linguaggio, a lui. Come se lo conoscesse da dentro, come se avesse un apparecchio a disposizione da manovrare sapientemente, di quelli sofisticati, utili per operare a livello endoscopico, gli entrava negli organi vitali, non c’erano più sorprese per lei. Tommy no, non la conosceva così bene.

Beve riluttante poiché sa che l’alcol,  cosa verificata altre volte, ha il potere di stroncarlo soprattutto quando è stanco, tende la mano per prendere la bevanda che di certo lo getterà tramortito sul divano dopo la cenetta come la chiama lei.

- Un esperimento sai: arancia, champagne e vodka… non ti dico le proporzioni perché è un segreto.- Mentre gli porge il bicchiere tipico da Martini, pieno di ghiaccio con il rametto di menta fresca, coltivata sul davanzale.

-Uhm! Buonissimo- Tommy mugugna pensando alle conseguenze del miscuglio altamente alcolico, poggia il bicchiere sul tavolo basso di cristallo, avendo cura di sistemarvi sotto il piccolo tondo di lino, e incomincia a godersi quel momento di relax meritato, dopo la giornata di inferno in cui la notizia perniciosa delle ferie ridotte di ben sette giorni lo aveva buttato in uno stato di avvilimento. Per togliersi di testa quella brutta sensazione dice:

- Vieni vicino a me cara-, desideroso di abbracciarla, finalmente profumato.

Lara è perfetta, sa di borotalco e incenso, la pelle di seta, la donna sempre sognata, amabile, gentile, intellettuale, anche se un po’ troppo precisa, ben fatta, un corpo morbido e longilineo, vestita con gusto, gioielli semplici indossati con discrezione, soprattutto, e questo il dato più interessante per il suo tornaconto,  una cuoca e un’amante perfetta.

- Non posso ora Toty – lo chiamava così nei momenti intimi, – ho appena messo su il riso, guarda si sta tostando, metto lo champagne, sta sfumando e adesso sai che l’operazione è molto delicata, dieci minuti, quindici e sarà pronto. Poi lo lasciamo qualche minuto ancora…-

La scruta mentre mescola diligentemente e accompagna il movimento dondolando i fianchi.

La cosa che più lo eccitava di lei in realtà erano i capelli castani, morbidi, appoggiati appena sul collo e che lei raccoglie con una molletta quando cucina o fa troppo caldo, lasciando sempre qualche ciuffo a contorno del viso allungato.

Il gioco è scioglierli, farli ricadere sulla luminosa fronte spaziosa e scompigliarli con le mani mentre lei si abbandona e lo guarda sognante, gli occhi verde chiaro, lui ricambia affettuoso ma più spesso voglioso e appassionato.

- Il risotto è pronto, dai che fai, mettiti un bermuda, una t-shirt, avrai un caldo da morire con questo accappatoio-

- Ok hai sempre ragione tu. Torno fra un secondo.-

Nel cassetto più grande del comò: slip, magliette e calzini in ordine. Nell’armadio anche una tuta e un paio di scarpe da tennis, un maglione e due jeans, per ogni evenienza.

Il riso giallo, fumante composto a mo’ di piccola montagnola é servito, cosparso delicatamente da abbondante parmigiano, grattugiato al momento. Lara è molto fiera. Lo guarda sensuale mentre Tommy porta la forchetta alla bocca e i chicchi scompaiono dietro la fila dei suoi denti perfetti.

- Com’ è?- In realtà non ha nemmeno fatto in tempo a ingurgitare il primo boccone bollente.

- Buonissimo, fantastico….- Dice deglutendo in fretta per confermare con prove alla mano, anzi veramente, al palato.

- Sai caro - mentre gli accarezza la nuca passandogli accanto – penso che lo champagne, lo stesso usato per l’aperitivo e che ho messo nel riso, accompagni bene la cena, facciamo un brindisi…-

Ancora alcol… pensa affranto Tommy, caldo e stanchezza, forse non mi aiuteranno.

A seguire, un’ insalatina, con pinoli, uvetta, mele, parmigiano e aceto balsamico. Fragole e panna per concludere, nella coppa trasparente freddissima (almeno questa). Lara voluttuosa gli offre il suo cucchiaino pieno della nuvola cremosa appena sporcata di rosso.

Sprofondano nel divano bianco mentre la TV trasmette un documentario sui babbuini che commentano divertiti.

-Vieni qui babbuino mio…. Spengo se vuoi, non mi interessa, anzi metto un po’ di musica. Poggia la testa sulle mie gambe così ti riposi.-

Lo bacia sulle labbra e gli accarezza il petto da sotto la maglietta bianca, mentre Tommy socchiude gli occhi, eccitato per queste avance.

Lara recita sottovoce: 

Riposa dolce la testa sul grembo

Desiderio di amplesso amoroso

Vaghe proibite speranze

La gioia trasmuta affetti e sublima sessi vogliosi

La finta notte che appare

Si confonde nella luna di ghiaccio

Nubi e soffi di palpiti ignoti

Avvolgono le stelle che parlano di noi 

Tommy sospira leggermente, come per raccogliere dentro di sé queste parole d’amore che gli entrano dalla testa per poi forse scivolare nel cuore, difficile capire le sue poesie, dovrebbe magari vederle scritte e poi leggerle e rileggerle, ma sa che sono il massimo gesto di amore che lei possa concedergli, quindi finge di apprezzarle, la bacia sulle labbra, adora che lei gli dedichi le sue poesie, le scrive per lui, passa qualche minuto e poi scivola nel sonno più innocente e beffardo, che lo avvolge ignaro, a discapito delle ventilate promesse di una sera di erotici giochi e intese amorose (la poesia in effetti già preannuncia e recita: vaghe e proibite speranze).

Come un bimbo, rassicurato, dorme, tra le braccia della sua mamma. Profondamente. Lara rimane immobile per non svegliarlo. Un dolore all’ombelico che si irradia a tutto il corpo la attanaglia, una rassegnazione indomita nei confronti della stanchezza improvvisamente comparsa, che lo ha fatto cadere nel sonno catalettico, epilogo della serata.

Lo guarda da vicino abbassandosi verso il suo viso e osservando le narici che si allargano mentre il sonno si fa sempre più profondo. Anche la testa, la fronte imperlata di sudore, diventa pesante, immobile sul suo ventre. Lara è là, a fissare davanti a sé lo schermo piatto al plasma che trasmette un video di Lady Gaga. Il telecomando è lontano. Passa forse un’ora, pensa, riflette, si assopisce anche lei. La tavola ingombra dei miseri resti.

Tommy dorme oramai profondamente e di quel sonno notturno, che fa presagire un risveglio solo dopo molte ore.  Lara nota all’improvviso che un pelo più lungo gli esce dalla narice destra e si alza e si abbassa al ritmo del respiro: nero, impertinente, vorrebbe avere una forbicina, una pinzetta a portata di mano, per eliminarlo.

Decisa comunque a svegliarlo per non rimanere tutta la notte seduta sul divano fa un movimento più, brusco, e lo sollecita:

-Caro dai, andiamo a dormire…-

Tommy confuso apre gli occhi rimanendo inebetito per qualche lungo secondo:

 -Oddio scusa, mi dispiace… mi sono addormentato…- Passandosi imbarazzato la mano sul viso.

 Lara replica con finta amorevolezza:

-Non ti preoccupare, almeno ti riposi…dai andiamo a dormire, domani mattina non dobbiamo svegliarci  tanto presto, e se vogliamo…

Tommy è già disteso nel letto che ha raggiunto a tentoni, al posto suo, quello scelto fin dalla prima volta in cui hanno trascorso la notte senza dormire, e mentre Lara bisbiglia  ancora qualche parola è in uno stato catalettico, consegnato alla notte amica, riparatrice di ogni stanchezza.

Va in bagno, butta per terra infastidita il vestito rosa leggero, fa la doccia, si lava i capelli, e il sentimento che prova sotto l’acqua che la invade come una cascata irruente, è tra il deluso e il rassegnato: il dubbio, anzi, ora la consapevolezza, che sarà sempre così. Lo scroscio rumoroso non lo sveglierà, lo sa.

Tommy è sfinito, come sempre, perso nelle sue carte, computer, telefonate e delegazioni giapponesi. Lontano.

Dice a se stessa che… pazienza, va bene così, e se lo ripete mentre una specie di sentimento ancora misto tra rabbia e dolore incontrollabile, le sale in corpo e vorrebbe andargli vicino, fargli un urlo nelle orecchie per svegliarlo e dirgli:

- Ma che ti credi che esisti solo tu? Ma vai all’inferno, vai a dormire a casa tua, vai a…, tu e i tuoi  giapponesi.- (evitando aggettivi di contorno).

Ma prima di distendersi anche lei, aspettandosi forse un ultimo sussulto di vita,  fa il giro del letto e gli va vicino, si piega leggermente su di lui, le braccia lungo il corpo, paralizzando ogni tentativo di carezze, mentre qualche goccia dei capelli bagnati cade sulla spalla di Tommy che rimane immobile. Sembra svenuto.

La luce proveniente dal salotto le permette di osservarlo indisturbata.

Il respiro è pesante, e sbuffa allargando le narici, sembra una vecchia locomotiva. Chissà quel pelo che fine ha fatto, sarà ancora attaccato strenuamente alla narice? Fra qualche anno che farà, russerà come un trombone? Questi e altri pensieri si addensano foschi nella sua testa mentre indossa nella penombra  la camicia da notte più leggera che ha. Il caldo incombe.

Si addormenta rassegnata, su un fianco, verso il margine opposto, attenta a non sfiorarlo, ignara del sogno che arriverà a momenti, che prepotente e intrigante si infilerà tra le pieghe della sua coscienza notturna per farla avvolgere da un abbraccio di un uomo sconosciuto, un Apollo, virile, muscoloso, forte, appassionato, innamorato alla follia che le regalerà un amplesso sublime, mentre nel cielo esploderanno, come fulmini e saette, fuochi d’artificio.

Il telefonino suona, insolente, all’ora della solita sveglia, un bip bip che irrompe nel silenzio dell’alba: dove sono, in che posto mi trovo, oh sì a casa mia, no a casa sua, oddio che giorno è…domenica, no sabato, la sveglia…  Le pantofole candide sono allineate perfettamente accanto al letto, le ignora, per non fare rumore e avviarsi a devitalizzare l’attrezzo infernale. Nella tasca destra del pantalone posto in ordine sulla poltroncina, lo afferra, vibra, insolente. Che caspita oggi non doveva. Questo maledetto! Insomma Tommy si rende conto dopo alcuni lunghi secondi di penoso smarrimento che non è nella sua casa, quella disordinata, da scapolo “sui navigli”. La luce della mattina in cucina si insinua debole tra le persiane e la vista del Duomo appare a strisce mentre si stropiccia gli occhi come un bambino infastidito che non vuole andare a scuola. Bella questa casa, intima, sarebbe stata ideale per noi due. Ma come, si sorprende a pensare… sarebbe stata! E’ ! O no? La sensazione di scomodità e di allergia all’obbligo, alla convivenza, al fidanzamento, alla coppia, al matrimonio, lo blocca e lo prende ferocemente alla gola come se una mano invisibile, ossuta, quella di una strega, rugosa e nodosa, lo afferrasse da dietro, sensazione che gli toglie il respiro. Lei lo vuole tutto per sé, per fare incantesimi malefici contro la sua, difesa strenuamente, libertà? Chissà che non prepari filtri d’amore e li infili poi nel cocktail. Sono le sei. Un foglio bianco decorato con tanti cuoricini rossi a matita è accanto alla macchina del caffè, rassegnato al risveglio precoce, aspetta che la cialda si disfi in una crema densa, mentre legge.

Sapevo che ti saresti svegliato prima tu. Amore questa è la mia poesia scritta per te. Quella che ti ho dedicato ieri sera. Andremo al lago oggi e festeggeremo, ti ricordi, il nostro primo anniversario. Oggi è esattamente un anno che abbiamo fatto l’amore la prima volta. Appassionata tua Lara. TA (Ti amo)

Oddio che figura! Se ne era completamente dimenticato. Anniversario, Dio mio. Che caspita di vita, non ne posso più, fatta di impegni, e il regalo, non l’aveva comprato, ma poteva rimediare, si sarebbe offesa lo stesso. Troppo tardi. Si affaccia alla camera. Lara è addormentata, supina, le gambe in una posizione disordinata, di abbandono, sembra finta, un fantoccio senza vita, un cadavere, i capelli scomposti e senza piega ricordano un cappello di paglia arruffata e scura. Uno spaventapasseri. Le piante dei piedi sono opache, biancastre, mostrano una concavità eccessiva, anormale, e di cui non si era mai reso conto, forse i tacchi alti. Ma che fa russa? E’ viva. La stanchezza, le narici strette, chissà, non l’avevo mai sentita ronfare così. Forse una leggera ombra di cellulite si sta affacciando sulle cosce, l’aveva già notata e chiaro non gliel’aveva mai detto, ma era evidente la sua preoccupazione, data la montagna di crema che si cospargeva dopo la doccia. L’odore del caffè invade la casa, è buono, sembra trattenerlo dentro quelle mura domestiche, ma non lo berrà, la decisione è presa. Un pensiero improvviso si insinua nelle fibre dei muscoli di tutto il suo corpo che gli fanno produrre lo scatto felino: un ladro sarebbe stato meno circospetto e veloce. Solo la repentina dipartita potrà salvarlo. Afferra d’istinto il vestito, le scarpe, la cartella, e con bermuda e maglietta infila la porta, in fuga verso le tre rampe di scale, dopo aver girato il vecchio chiavistello nella serratura e richiuso dietro di sé circospetto la porta pesante in legno massello. Felice, leggero, la strega ha finalmente mollato la presa. Aria! Non gira un’ anima, un silenzio, una magia, la macchina lo aspetta nella solitudine del garage ancora addormentato, e l’omino di colore, scuro lui e scuri i vestiti indossati alla buona, gli dice solerte: – Buongiorno dottore come stai?- Mentre lo guarda curioso e divertito abbigliato com’ è: Church ai piedi slacciate e pantaloncini corti.

-Benissimo amico- e gli molla sorridente nella mano già sporca di grasso, una mancia di dieci euro. Non lo vedrà più. L’autostrada deserta indica: “direzione laghi”. Una giornata da festeggiare, sì, ma da solo, un fringuello in volo, libero e per sempre. Chissà, si chiede compiaciuto, se lei starà ancora russando. Mentre il telefonino squilla nervoso.

 

 

 

 

 

 

 

 

  

51 Responses to ““A Very Romantic Night” di Grazia Paolino Geiger”

  1. sveva perciabosco scrive:

    lo voto

  2. ROSANNA PISCITELLI scrive:

    LO VOTO

  3. Emanuela scrive:

    LO VOTO!

  4. luigi scrive:

    lo voto

  5. Come al solito Grazie geiger ci fa vivere sentimenti veri e profondi fantastico!!!!!

  6. Massimiliano scrive:

    VOTO

  7. Maria scrive:

    Bellissimo, lo voto

  8. Guido scrive:

    brava grazia
    dò il mio voto

  9. ilenia scrive:

    lo voto!

  10. Elisabetta scrive:

    Cara Grazia, lo voto con piacere
    intenso e coinvolgente

  11. Arminio scrive:

    Bello!Lo voto.

  12. Ilaria* scrive:

    LA VOTO !!

  13. Manuel scrive:

    Voto!!

  14. Anna Rita scrive:

    interessante, coinvolgente…si presta alle più diverse chiavi di lettura.Bello! lo voto

  15. simone dreyfuss scrive:

    Bari 6 Novembre

    Bellissimo lo voto

  16. Enzo scrive:

    Bravissima a ricreare atmosfere e sentimenti.LO VOTO

  17. Arminio scrive:

    lo voto

  18. Simona scrive:

    Complimenti per la minuzia di particolari…
    Parole che sembrano liquide come se davanti gli occhi stessero scorrendo immagini di un film.
    Lo voto!

  19. maurizio scrive:

    lo voto

  20. giancarlo scrive:

    lo voto!

  21. Andrea scrive:

    uno stile inconfondibile! complimenti grazia

  22. Elisabetta scrive:

    COMPLIMENTI!!! LO VOTO!

  23. Erik scrive:

    Bellissimo!!! Lo voto

  24. Daniel scrive:

    Lo voto :-)

  25. Bruno scrive:

    complimenti Grazia
    erotismo e comicità si mescolano in una situazione relazionale descritta benissimo
    lo voto

  26. giampiero paolino scrive:

    LO VOTO

  27. Giovanni scrive:

    LO VOTO

  28. grazia scrive:

    LO VOTO

  29. simone dreyfuss scrive:

    lo voto

  30. BRUNO scrive:

    Brava
    lo voto

  31. Stefano scrive:

    intrigante
    lovoto

  32. Pino scrive:

    bello!
    lo voto

  33. Susan scrive:

    Bello!
    Dò il mio voto.

  34. Cinzia scrive:

    Bravissima! Lo voto!

  35. ROSALBA scrive:

    IO VOTO

  36. Barbara scrive:

    Coinvolgente! Lo voto!

  37. Francesca scrive:

    Bello!!! lo voto!

  38. mariella scrive:

    io voto

  39. Raffaele scrive:

    Bello! lo voto

  40. Rueida Muntasser scrive:

    LO VOTO

  41. simone boeretto scrive:

    lo voto, triste ma sincero e profondo!!

  42. jean paul scrive:

    lo voto

  43. Giovanni scrive:

    Complimenti. Lo voto.

  44. Clotilde scrive:

    lo voto!

  45. monica scrive:

    grande capacità di evocare situazioni e sentimenti
    lo voto

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