“Nicla Devenuto: la donna tipo di Nina Power” da Terra 3DNews del 23 ottobre 2011

“Nicla Devenuto: la donna tipo di Nina Power” da Terra 3DNews del 23 ottobre 2011

Tra le varie donne che hanno conquistato (nel bene e nel male) copertine e pagine di giornali negli ultimi mesi, la moglie di Giampaolo Tarantini è forse una delle figure più rappresentative dei nostri tempi. Angela Devenuto, detta Nicla, indagata insieme al marito e a Valter Lavitola per la presunta estorsione al premier Silvio Berlusconi, viveva di ascesa sociale (già borghese di partenza) e di passione per marchi e loghi (hanno fatto notizia il numero di borse griffate che aveva). Le sue Louis Vuitton e l’alto tenore di vita che voleva mantenere sono stati argomenti spesso ricorrenti nelle intercettazioni che l’hanno riguardata. In una recente intervista rilasciata a Chi, la Devenuto ha confessato “Eravamo felici, ma troppo invidiati. Insomma: giovani, ricchi e innamorati”. Ricchi? E di che tipo di ricchezza? La propria? Quella ostentata e provinciale di cui era vittima con il marito per cui il fine giustificava ogni mezzo? Al rapporto tra i beni di consumo e le donne, la filosofia, giornalista e scrittrice britannica Nina Power ha dedicato un intero libro, “La donna a una dimensione. Dalla donna-oggetto alla donna-merce” (Derive Approdi), in cui descrive con precisione l’attuale condizione delle donne negli stati occidentali di tipo capitalistico. Scrive infatti “Stando al ritratto-tipo della femminilità, l’apice della realizzazione per una donna di oggi risiederebbe nel possesso di costose borsette, di un vibratore, di un appartamento e di un uomo – senz’altro in quest’ordine”. E inconsapevolmente, Nicla Devenuto, con la sua smania di possedere e mostrate, ha incarnato, con la sua storia finita male, il perfetto esemplare di questa femmina-tipo. Prosegue poi la PowerChe l’apice della supposta emancipazione delle donne possa perfettamente coincidere con il consumismo è un triste indice della miseria politica della nostra epoca. Ma il femminismo contemporaneo, soprattutto nelle sue formulazioni americane, non sembra affatto preoccupato di questa coincidenza,…(è una) fetta di femminismo soddisfatto e contento”. O almeno sembra: la bella vita e le Louis Vuitton della Devenuto le hanno portato carcere, sofferenza e dolore. E infatti la Power si chiede “Come siamo arrivati a questo punto? I desideri veicolati dai movimenti di liberazione delle donne del secolo scorso si sono forse realizzati nel paradiso commerciale di vizietti autocompiaciuti, orecchini col coniglietto di Playboy e cerette inguinali?”.

Oggi il femminismo sembra essere il pretesto per vendere qualsiasi cosa, dai vibratori alle scarpe di lusso, fino, ovviamente, alla vendita di sé e questo dimostra quanto sia perfettamente sottomesso alle esigenze del mercato. E di conseguenza, le donne che lo vivono in prima persona. La Power definisce questa attuale dimensione della donna «unidimensionalità», ma dice anche e soprattutto, prendendo spunto dal cinema, dalla filosofia, dall’attualità, dalla politica, dalla pornografia e dalle lotte delle donne di ieri e di oggi, che la battaglia femminista sta davanti a noi e non dietro di noi. Cioè: emancipandoci dalla sudditanza degli oggetti e delle griffe, possiamo andare oltre e sperimentare e affermare un nuovo femminismo. Ma le varie Nicla saranno pronte? A proposito dei tre giorni passati in carcere, sempre nella succitata intervista, la Devenuto ha dichiarato: «Sono stati tre giorni e tre notti, ma per me sono stati come tutta una vita. Sinceramente è peggio di quel che uno possa immaginare. In carcere un deodorante, una sigaretta, una bottiglietta d’acqua assumono un’importanza enorme». Tre giorni, solo tre giorni. Ipotizzare tutta un’intera vita senza una Louis Vuitton è praticamente impensabile. Cara Nina, forse noi, qui in Italia non siamo ancora pronte…

da Terra 3DNews del 23 Ottobre 2011 (LINK)

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