Sarà pur il mestiere più bello del mondo, ma fare il giornalista negli anni 2000, in Italia, è impresa sempre più ardua. Mai come negli ultimi tempi si è resa urgente la riforma della legge istitutiva dell’Ordine dei giornalisti che non è più in grado di rappresentare, né tanto meno tutelare, la professione nella sua realtà quotidiana. L’ultimo fatto di cronaca torna a dimostrarcelo: Giulia Martorana, giornalista pubblicista di Enna, corrispondente dell’agenzia Agi e del quotidiano ‘La Sicilia’, è stata condannata a venti giorni di carcere, con la sospensione condizionale della pena, per non aver voluto rivelare al giudice le sue fonti. Tutta colpa di un articolo del 2008 su un presunto caso di pedofilia che coinvolgeva due sorelline adolescenti. Il giudice ha riconosciuto la Martorana colpevole di favoreggiamento nei confronti di ignoti che avrebbero violato il segreto d’ufficio, perché ha applicato una norma che non consente ai pubblicisti di avvalersi del segreto professionale. La giornalista inoltre è indagata in un altro procedimento con la stessa ipotesi di reato. Solidarietà è arrivata da parte del Gruppo siciliano dell’ Unci -Unione nazionale cronisti italiani-, da Fnsi e dall’Assostampa siciliana. In una nota il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia sottolinea “Una legge dello Stato garantisce ai giornalisti, senza fare distinzione tra professionisti e pubblicisti, e anche agli editori, il segreto professionale sulle informazioni di carattere fiduciario ricevute nell’esercizio del proprio lavoro, è la legge che ha istituito l’Ordine dei giornalisti. E’ una legge di 50 anni fa, ma e’ ancora attualissima. Quel che non è attuale è il codice di procedura penale, che pone limiti al segreto professionale dei giornalisti e prevede una anacronistica distinzione tra professionisti e pubblicisti: i primi possono avvalersi del segreto, gli altri no”. Il cuore della questione è in questa differenzazione che invece la giurisprudenza di Strasburgo non tiene in considerazione: la Convenzione europea dei diritti dell’Uomo, che è nella Costituzione Ue, tutela il segreto di tutti i giornalisti (professionisti e pubblicisti). “Nel mio processo di primo grado questa eccezione è stata sollevata ma rigettata” ha spiegato la Martorana “perché non è mai stata recepita nell’ordinamento italiano. Io credo che vada rimodulato il concetto stesso di segreto professionale: sia i pubblicisti che i professionisti hanno diritto alla tutela del segreto professionale”. La Martorana, con una collaborazione e un “Articolo 12”, di fatto è una precaria e dovrebbe essere una di quelle che la Carta di Firenze (la bozza della nuova carta deontologica elaborata e votata a Firenze il 7 e l’8 ottobre scorsi) vorrebbe tutelare. “Il precariato nel giornalismo è lo specchio del precariato a livello nazionale. Si parla di contratti, di sfruttamento e di sottopaghe, ma non si parla dei problemi quotidiani concreti che si hanno lavorando. La questione del segreto professionale è solo la punta dell’iceberg: ci sono problemi più seri come il contesto ambientale e le pressioni psicologiche che si hanno in certe province che sono come delle zone di frontiera, cioè territori di nessuno, piccole realtà in cui vige la legge locale. Per come è la situazione, un giovane che inizia la professione e si trova sottopagato, precario e con pressioni ambientali alla fine non può che pensare “Ma chi me lo fa fare?!”… Questo è un paese in cui ogni giorno si perde. Spero che la mia storia sollevi un problema di una realtà che è totalmente ignorata”.
da Terra 3DNews del 16 Ottobre 2011