Art: 3 amici uomini visti da una donna

Art: 3 amici uomini visti da una donna

Art, metafora dell’arte della vita

da Terra 3Dnews del 24 Dicembre 2011

Continua a girare il mondo e l’Italia, facendo sorridere e riflettere, la commedia Art scritta dalla commediografa e scrittrice francese Yasmina Reza, consacrata al grande pubblico nel 1994, proprio per questa pièce che ha vinto due premi Molière (come Miglior Spettacolo e come Miglior Autore) e che è stata tradotta in più di 30 lingue. Di lei si è tornato a parlare anche in occasione dell’ultima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, per il film Carnage diretto da Roman Polański che si è basato sulla sua opera teatrale Le dieu du carnage (Il dio del massacro), commedia del 2007 che si è rivelato un altro successo internazionale. Art, invece, è tornata in scena in Italia negli ultimi mesi, grazie alla regia dallo sguardo internazionale di Giampiero Solari e alla coproduzione de Gli Ipocriti e del Nuovo teatro (in scena a Roma al Teatro Eliseo fino al 15 gennaio e poi a Udine, Pavia, Recanati, Bergamo). La Reza nel suo testo asciutto, tagliente, profondo e amaramente vero, ritrae l’amicizia maschile con lo sguardo sottile tipicamente femminile delle donne. I suoi tre amici sono molto diversi tra loro, eppure terribilmente simili poiché accomunati da grandi e irrisolte debolezze e fragilità che sono le vere protagoniste della scena. Padroneggiano nelle loro vite senza che loro se ne rendano conto -quando invece agli occhi di una donna sono chiare e spesso fanno tenerezza-. Lo dimostra il fatto che la loro amicizia viene messa alla prova dall’acquisto apparentemente incomprensibile e sragionato di un quadro bianco da parte del dandy del gruppo, la cui scelta crea disappunto, contrasti e litigi tra i tre storici amici. Ne emerge il bisogno di affermare se stessi per dare una ragione al proprio esistere, passando per i super-io, il complesso di superiorità e quello di inferiorità. “Il tutto accade, forse, inconsapevolmente, dentro il quadro bianco” scrive Solari nelle sue note di regia “Forse è così, tutta la vicenda, le discussioni appassionate, le verità, le bugie, le alleanze, le insicurezze, tutto accade dentro il quadro bianco. Come un passaggio dentro un quadro bianco. Il paradosso del testo fa in modo che ci si rida sopra. Con ironia, con affetto, una risata in cui ci si riconosce. L’apparente satira sull’arte contemporanea diventa la finestra per entrare in un meccanismo di rapporti sull’amicizia”. I nostri tre amici sono Gigio Alberti, Alessio Boni e Alessandro Haber ai quali è affidato il compito di tenere in piedi lo spettacolo appellandosi solo alla forza delle parole e a quella della recitazione. Il testo della Resa si snocciola intorno agli aggettivi “necrotico, esteta, felice, sinistro, isterico” e sullo sviluppo dei concetti di “risata”, di “privo di ironia”, di “artista”, di “naturalmente” e anche di “concetto” stesso (la traduzione è di Alessandra Serra). E se il finale sembra ricondurre ad un lieto fine, ad una riconciliazione, ad una amicizia rivitalizzata e rinnovata, la Reza lascia in realtà aperta una questione non semplice. È davvero la sincerità il modo migliore per far durare un rapporto? O non piuttosto una giusta dose di menzogna?
Nel corso della tournée 2011-2012, gli attori Gigio Alberti, Alessio Boni e Alessandro Haber si sono resi promotori di un’importante iniziativa di beneficenza. Ogni sera, al termine delle recite dello spettacolo, gli attori realizzano un quadro che viene regalato al pubblico presente in sala in cambio di una donazione a favore del CESVI Fondazione ong e onlus.

 

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