La “Malafemmena” di Silvia CostaAmore, sesso e segreti, dietro la canzone di Antonio de Curtis
È stato il retro di un pacchetto di Turmac bianche ad accogliere i primi versi di “Malafemmena”. A scriverle, nel 1951, era Antonio de Curtis, il divo Totò, in una pausa di lavorazione di “Totò terzo uomo”. “Si avisse fatto a n’ato / chello ch’e fatto a mme / st’ommo t’avesse acciso / tu vuò sapé pecché?”.
Così inizia quel giro di note per molti ispirato ad “Amapola” di Joseph La Calle; una sequenza semplice e forte, dove sono le parole a comandare, dove è il racconto, quello che ci sta dietro e quello che si scoprì dopo, a crearne l’effetto.
(segue)